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	<title>Kup Manduk - Frammenti di un&#039;anima</title>
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		<title>Il girone dei non idonei</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 19:04:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego Mascalzi Rimassa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel corridoio buio, rattrappiti in un angolo, ci sono i primi dannati. La punizione è quella di tentare di sostenere l&#8217;idoneità d&#8217;inglese in eterno, senza mai riuscirci. Funziona, in questo universo parallelo chiamato Lettere e Filosofia, che chi è prossimo alla laurea deve sostenere un idoneità d&#8217;inglese da quattro fottutissimi crediti. E fino ad un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=kupmanduk.wordpress.com&amp;blog=16478074&amp;post=176&amp;subd=kupmanduk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corridoio buio, rattrappiti in un angolo, ci sono i primi dannati. La punizione è quella di tentare di sostenere l&#8217;idoneità d&#8217;inglese in eterno, senza mai riuscirci.</p>
<p>Funziona, in questo universo parallelo chiamato Lettere e Filosofia, che chi è prossimo alla laurea deve sostenere un idoneità d&#8217;inglese da quattro fottutissimi crediti. E fino ad un mesetto fa, la procedura ufficiale era: ti presenti il venerdì mattina ad un&#8217;ora imprecisata nell&#8217;aula di geografia, trovi un tizio con fare sospetto sulla cinquantina appostato vicino al muro; a bassa voce lo adeschi e pronunci la parola cifrata “idoneità”. Lui ti guarda, abbassa gli occhiali e lentamente ti dice: “ce l&#8217;hai la tassa pagata?”</p>
<p>E tu: “Si”</p>
<p>“Bene allora sei dei nostri. Presentati tra quattro venerdì al sorgere del sole, se sei fortunato te la cavi in cinque ore al massimo”.</p>
<p>Ha funzionato così per anni, ma succede che quando tocca a me di ritornare il venerdì di un mese dopo, il tipo non c&#8217;è.</p>
<p>Vado al gabbiotto del dipartimento e chiedo.</p>
<p>La ragazza mi guarda, abbassa gli occhi con fare lugubre e afferma: “purtroppo non c&#8217;è più&#8230;”</p>
<p>Penso che non sia il caso di soffermarmi a chiedere spiegazioni su che fine abbia fatto.</p>
<p>Domando “&#8230;e quindi? Noi che ci stiamo per laureare che dobbiamo fare?”</p>
<p>“Boh&#8230; ce lo chiedono tutti, ma non lo sappiamo. prova a chiedere in Segreteria”</p>
<p>Vado in Segreteria.</p>
<p>“Che fine ha fatto il tipo?”</p>
<p>E la segretaria abbassa tristemente lo sguardo e afferma “purtroppo non c&#8217;è più&#8230;”</p>
<p>“E noi?”</p>
<p>“Non lo sappiamo&#8230; ce lo chiedono tutti, attendete e qualcosa succederà”.</p>
<p>Sempre più convinto che tutto ciò che accade alla Sapienza sia governato solo ed esclusivamente da strane coincidenze astrali e allineamenti casuali di pianeti comincio a valutare l&#8217;idea di ingaggiare un gruppo di sciamani affinchè, prima della scadenza per la presentazione dei documenti di laurea, io possa avere un cenno divino.</p>
<p>Dopo circa un mese di peregrinazioni rivado in Segreteria e ripropongo tutta la solfa dell&#8217;idoneità di lingua.</p>
<p>“Guarda, sicuramente al gabbiotto del dipartimento lo sanno”</p>
<p>Vado al gabbiotto del dipartimento e chiedo alla ragazza.</p>
<p>“Guarda adesso se ne occupa il Coordinator Direttore Professor Tizio Caio. Vai a parlare con lui”.</p>
<p>Dopo aver ingaggiato un hacher per forzare il database di Lettere e Filosofia scopro quando riceve il Prof. Tizio Caio. Vado. Il ricevimento è stato spostato.</p>
<p>Vado il giorno dopo, faccio la fila di due ore e parlo finalmente con Tizio Caio che candidamente mi risponde “Io insegno Boccaccio. Ma che cazzo ne so”.</p>
<p>Depresso intanto vado a consegnare i documenti che ho raccimolato.</p>
<p>Andare alla segreteria amministrativa nei giorni delle scadenze per le domande di laurea è vagamente simile alla fila per un concerto. In prima fila ci sono gli irriducibili venuti dal sud che hanno passato la notte in treno per stare all&#8217;apertura dei cancelli all&#8217;alba, siamo tutti stretti, ogni tanto passa qualcuno che tira bottiglie d&#8217;acqua. La gente urla, poga, si fanno cori. Ci sono quelli con gli striscioni. Scene di isterismo collettivo. Quelli che svengono vengono portati via dalla sicurezza: in questa sessione non si laureeranno.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Nel corridoio buio, rattrappiti in un angolo, ci sono i primi dannati. La punizione è quella di tentare di sostenere l&#8217;idoneità d&#8217;inglese in eterno, senza mai riuscirci.</p>
<p>Io ci sto per riuscire. La fraternità studentesca è l&#8217;unica speranza dello studente medio. Appena qualcuno ha qualche notizia rilevante sale sul tetto e comincia ad abbaiare per diffondere la nuova, stile Aristogatti.</p>
<p>Quindi in qualche modo sono riuscito ad essere in lista per questa fottuta idoneità d&#8217;inglese. Ho conosciuto ieri un ragazzo, che in questo inferno è il mio Virgilio. In attesa di essere chiamati mi illustra la situazione. Passiamo davanti ad un gruppetto di gente.</p>
<p>“Vedi quelli?” la loro punizione è quella di riscrivere ogni volta il piano di studi.</p>
<p>“E perchè mai maestro mio?”</p>
<p>“Hanno peccato di superbia, volevano laurearsi nei tempi prestabiliti”.</p>
<p>Dentro al gabbiotto del dipartimento mi indica i consiglieri fraudolenti.</p>
<p>Giriamo un angolo, c&#8217;è un ragazzo magro, con la barba lunga.</p>
<p>“Vedì quello?”</p>
<p>“Si maestro mio, l&#8217;ho visto molte volte”</p>
<p>“E&#8217; stato dannato a vivere qui in eterno. Voleva imparare, bramava la conoscenza. Ma la conoscenza è nulla se non è tesa al conseguimento di almeno 2 crediti.”</p>
<p>Piano piano le persone si sfoltiscono, qualcuno esce piangendo: presentando l&#8217;idoneità, avrà delle buone possibilità di laurearsi a marzo.</p>
<p>Appoggiato ad una porta c&#8217;è un ragazzo, con il quale ci mettiamo a discorrere.</p>
<p>Comprendo che ha fatto slittare la sua laurea a luglio per non sottostare alle folli regole dei crediti dell&#8217;ultimo minuto. Ho trovato il mio Catone Uticense, sono ufficialmente entrato nel purgatorio.</p>
<p>Finalmente entro, risolvo questa buffonata dell&#8217;idoneità di lingua con un professore che ne sa meno di me (e ce ne vuole) e me ne vado, sollevato, con il mio certificato.</p>
<p>Scendendo le scale di questo mondo alternativo che i più sarcastici chiamano facoltà universitaria mi sento un passo sempre più in su nella montagna del purgatorio.</p>
<p>Il paradiso è ancora lontano, ma dalle porte di uscita intravedo la grazia divina, il candore, intravedo il bianco.</p>
<p>Fuori sta nevicando.</p>
<p>E&#8217; il momento giusto per andare dalla mia Beatrice.</p>
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		<title>Richiudo i rami</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 19:37:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego Mascalzi Rimassa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E chiudo le ultime scatole e impacchetto un altro Natale, un&#8217;altra festa, un&#8217;altra calza. Impacchetto un altro anno. Stacco le spine delle piccole luci, che torneranno di nuove stipate nelle loro buste a fare compagnia agli attrezzi da lavoro e i vestiti ammuffiti. Quanto tempo ci vuole per aprire quel grande albero finto, e fare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=kupmanduk.wordpress.com&amp;blog=16478074&amp;post=168&amp;subd=kupmanduk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E chiudo le ultime scatole e impacchetto un altro Natale, un&#8217;altra festa, un&#8217;altra calza. Impacchetto un altro anno.</p>
<p>Stacco le spine delle piccole luci, che torneranno di nuove stipate nelle loro buste a fare compagnia agli attrezzi da lavoro e i vestiti ammuffiti.</p>
<p>Quanto tempo ci vuole per aprire quel grande albero finto, e fare in modo che ogni dicembre torni a sembrare vero, almeno un po&#8217;. C&#8217;è bisogno di enorme cura. Bisogna aprire ogni ramo, separatamente.</p>
<p>Creare l&#8217;illuminazione e le decorazioni e vestirlo a festa. È un lavoro enorme, ma <em>in due</em> è meraviglioso.</p>
<p>Ogni anno combatto contro l&#8217;aridità degli eventi, per coltivare il mio orto. Il bambino che ho dentro a Natale si illumina, sono cresciuto così.</p>
<p>Ora l&#8217;albero è spoglio, quanto ci vuole poco a richiudere i rami, a farlo tornare finto.</p>
<p>E adesso che tutto è messo a posto, c&#8217;è bisogno di fare ordine là fuori.</p>
<p>Ci sono cose che ho lasciato a marcire, bisogni che ho accantonato, compiti che non ho eseguito.</p>
<p>Mi chiedo se questo significa una fuga dalle responsabilità.</p>
<p>O forse tutto il resto del tempo che passa, in cui non è Natale, è una fuga dal bambino interiore.</p>
<p>Tra i cacciaviti e i martelli, tra le scarpe e i cappotti vecchi di anni, il mio albero respira a malapena, e aspetta con ansia di tornare vivo.</p>
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		<title>Arresti domiciliari</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 18:18:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego Mascalzi Rimassa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Mai visti così tanti marshmallows tutti insieme. È tutto estremamente colorato, caldo ed accogliente. Attorno a me ci sono caramelle, dolci della Kinder. Vorrei correre ma non posso, il pannolino mi impiccia. Ma cavolo, perché devo correre se posso volare? Mi libro verso il soffitto immenso e comincio a ruotare attorno a tutto il cibo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=kupmanduk.wordpress.com&amp;blog=16478074&amp;post=152&amp;subd=kupmanduk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mai visti così tanti marshmallows tutti insieme. È tutto estremamente colorato, caldo ed accogliente. Attorno a me ci sono caramelle, dolci della Kinder. Vorrei correre ma non posso, il pannolino mi impiccia. Ma cavolo, perché devo correre se posso volare?</p>
<p>Mi libro verso il soffitto immenso e comincio a ruotare attorno a tutto il cibo e inizio a mangiare schifezze di ogni tipo. Le mie piccole dimensioni mi permettono di intrufolarmi ovunque. Che bello essere un bambino.</p>
<p>A un certo punto vedo lui, bello, grande.</p>
<p>L’uovo di Pasqua di cioccolato bianco.</p>
<p>Sta in un angolo del soffitto. Deve essere mio.</p>
<p>Spicco il volo, con i miei superpoteri, attraverso la barriera laser al di là del quale è nascosto l’uovo. Mi avvicino. Sento nella testa un rumore che non mi piace. Ma che diavolo…</p>
<p>Provo ad avvicinarmi ancora.</p>
<p>Appena mi muovo, quel rumore.</p>
<p>Due colpi distinti. Li ho sentiti bene.</p>
<p>Apro gli occhi. La mia camera. Tiro su con il naso, ho il raffreddore. Si apre la porta piano piano.</p>
<p>“Ehm… c’è un piccolo problema”, mi dice Wendy, il mio coinqulino.</p>
<p>Cerco di riprendere conoscenza, intanto mi alzo dal letto.</p>
<p>“Che cavolo è successo?” grugnisco.</p>
<p>“Guarda.”</p>
<p>Andiamo verso la porta d’ingresso. La chiave è nella toppa. Wendy si avvicina, la gira in un senso e poi nell’altro e mi guarda con la faccia di un cane a cui hanno serrato la cuccia.</p>
<p>“Non si apre.”</p>
<p>“L’avevo capito.”</p>
<p>Idiota. Penso dentro di me, e sfodero la mia forza bruta afferrando la chiave.</p>
<p>E uno, e due…e…niente.</p>
<p>Provo ancora.</p>
<p>No…dai.</p>
<p>“Siamo ufficialmente chiusi dentro”, decreto mentre vado verso il bagno per fare la pipì di un elefante adulto grasso.</p>
<p>Dopo essermi sciacquato la faccia, con la virilità del maschio appena sveglio in pigiama di flanella e babbucce mi dirigo verso la porta sicuro di intraprendere un duello all’ultimo sangue. Wendy è ancora lì, con la giacca e la sciarpetta, che gratta in attesa che il padrone gli venga ad aprire.</p>
<p>Comincio con le cattive.</p>
<p>Continuo con le cattive.</p>
<p>Persevero.</p>
<p>Insisto.</p>
<p>Wendy si toglie la giacca, io arrivo con un lungo e largo cacciavite e un po’ d’olio per lubrificare, e lui subito si piega a novanta, per provare a sbloccare l’ingranaggio da sotto. Se non ci fosse la questione della porta sarebbe una situazione più che imbarazzante.</p>
<p>Perseveriamo.</p>
<p>Insistiamo.</p>
<p>Ha vinto la porta.</p>
<p>Mi tocca chiamare il portiere, ma non so come, quindi devo fare un giro di chiamate tra quelli del palazzo, in modo che lo chiamino.</p>
<p>Arrivano quella del piano terra, quella del piano di sopra, il portiere, e un tipo che stava scendendo per caso ma che sembra però molto partecipe.</p>
<p>Il portiere è un tipo decisamente rude, ma trova un modo carino per consolarmi:</p>
<p>“O ma che cazz’hai fatto? Mo n’esci più”.</p>
<p>Lui e quello che non ho mai visto cominciano ad armeggiare con un cacciavite, mentre io e Wendy guardiamo la porta sconsolati. La lezione per cui doveva uscire è andata a farsi fottere, la mia dormita e il mio uovo di cioccolato bianco, pure. Tanto vale fare colazione insieme.</p>
<p>Mentre mettiamo il caffè sul fuoco, il portiere mi urla di buttargli una copia della chiave dal balcone.</p>
<p>“Ok te la butto verso il garage”</p>
<p>“No macchè. Ao, buttamaa sur prato”.</p>
<p>“Va bene…”.</p>
<p>Esco dal balcone con la chiave e aspetto di vederlo sul prato. Niente. Passano cinque minuti.</p>
<p>Poi, portata dal vento, sento che si sparge tra le fronde una voce argentea:</p>
<p>“Ma ‘ndo cazzo stai?”</p>
<p>Vedo che sta davanti al garage.</p>
<p>“ma…” penso dentro di me.</p>
<p>Ingoio i miei dubbi e esco sull’altro balcone cercando di trovare la mia vena da Pat ragazza del baseball. Wendy segue scodinzolando il mio tiro.</p>
<p>Torno verso la porta, lo aspetto, e dall’occhiello vedo che c’è ancora il tipo sconosciuto che armeggia laborioso sulla serratura, con la folla interessata.</p>
<p>Arriva il portiere e provano a fare un po’ di tentativi con la chiave. Niente.</p>
<p>Poi l’uomo sconosciuto dice al portiere:</p>
<p>“Dobbiamo provare con una lastra. Che ne so di cartone, di plastica così proviamo a far scattare la serratura.”</p>
<p>“Bravo chicco, mo vado”</p>
<p>Cinque minuti dopo torna con qualcosa in mano e prova ad infilarla. La intravedo nelle fessure ai lati della mia porta.</p>
<p>Vedo qualcosa di strano, non capisco cos’è.</p>
<p>Guardo meglio e mi rendo conto che il portiere ha preso il consiglio troppo alla lettera.</p>
<p>È una <em>lastra.</em> Tipo di un polmone.</p>
<p>“Ma… cos’è?” chiedo.</p>
<p>“E’ a lastra der gatto mio. Sti cazzi, ‘nnasse affanculo”.</p>
<p>Ormai Wendy ride.</p>
<p>Perseverano.</p>
<p>Insistono.</p>
<p>Provano con la chiave. Poi con la lastra del gatto, poi col cacciavite. Infine, presi dalla rabbia, con calci, pugni e qualche testata.</p>
<p>“C’amo provato. Nun potemo fa niente”.</p>
<p>Li ringraziamo, sconsolati.</p>
<p>Adesso l’unica è chiamare un fabbro.</p>
<p>Dopo un&#8217; oretta arrivano due tipi. Uno è così grosso che dall’occhiello non riesco a vederlo tutto.</p>
<p>Cominciano con la chiave.</p>
<p>Poi con un cacciavite.</p>
<p>Poi con calci e pugni.</p>
<p>Pure loro.</p>
<p>Nel frattempo gli chiedo il preventivo di quanto mi costerà questa mattinata, e saputo il prezzo spero che non riescano ad aprire più la porta.</p>
<p>Continuano a battere con qualcosa di estremamente pesante e cominciano a trapanare, a dare botte fortissime.</p>
<p>Io e Wendy ci guardiamo, indifesi, e ci sentiamo due fanciulle sotto assedio da due orchi che vogliono il bottino.</p>
<p>Alla fine l’ariete vince, e la porta cede.</p>
<p>1-0  per il fabbro e il suo enorme assistente.</p>
<p>Non so se piangere per la ritrovata libertà o per i soldi che devo a questo rinoceronte travestito da aiuto fabbro.</p>
<p>Gli porto i soldi, tanti, e li salutiamo.</p>
<p>Io vado in balcone a prendere una boccata d’aria, Wendy comincia a preparare il pranzo.</p>
<p>Mentre prendo le misure da qui al giardino, pensando che la prossima volta che succede salto dal balcone, cerco tra gli alberi il punto nascosto per attraversare la barriera laser e tornare a volare, con la spensieratezza di un bambino, verso il mio uovo di cioccolato bianco.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/kupmanduk.wordpress.com/152/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/kupmanduk.wordpress.com/152/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/kupmanduk.wordpress.com/152/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/kupmanduk.wordpress.com/152/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/kupmanduk.wordpress.com/152/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/kupmanduk.wordpress.com/152/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/kupmanduk.wordpress.com/152/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/kupmanduk.wordpress.com/152/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/kupmanduk.wordpress.com/152/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/kupmanduk.wordpress.com/152/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/kupmanduk.wordpress.com/152/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/kupmanduk.wordpress.com/152/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/kupmanduk.wordpress.com/152/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/kupmanduk.wordpress.com/152/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=kupmanduk.wordpress.com&amp;blog=16478074&amp;post=152&amp;subd=kupmanduk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il palazzo più bello</title>
		<link>http://kupmanduk.wordpress.com/2011/07/13/il-palazzo-piu-bello/</link>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 15:22:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego Mascalzi Rimassa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Un altro scatto. Forse più centrale. Un altro ancora. No forse era meglio prima. Più contrasto. E dai stai ferma un attimo. Proviamo più a sinistra. No così fa proprio schifo. Dai ti ho chiesto di stare ferma un attimo. E se cambio proprio punto d’appoggio? Forse di là è più bello. Il sole si [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=kupmanduk.wordpress.com&amp;blog=16478074&amp;post=140&amp;subd=kupmanduk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un altro scatto. Forse più centrale. Un altro ancora. No forse era meglio prima. Più contrasto. E dai stai ferma un attimo. Proviamo più a sinistra. No così fa proprio schifo. Dai ti ho chiesto di stare ferma un attimo. E se cambio proprio punto d’appoggio? Forse di là è più bello. Il sole si vede meglio. Dai ti prego calmati, ti ho detto che papà deve lavorare.</p>
<p>Il fotografo mette un po’ a fuoco il suo obiettivo. Sono già quasi due ore che è alla ricerca della foto definitiva da mandare al concorso. A queste bisogna aggiungere le altre due ore passate in macchina per arrivare lì. Nel progettare le foto da fare, si era ricordato di quel bellissimo panorama che aveva visto quando era bambino. La sentiva ancora oggi l’emozione che aveva provato quella volta. Era sicuro di riuscire a fare una foto fantastica che avrebbe sbaragliato la concorrenza. Se solo fosse riuscito a mettere nello scatto tutta quella sensazione di esplosione che gli procurava quel luogo, sarebbe certamente venuta fuori un’immagine piena di carica. Eppure dietro la macchina fotografica quel posto era spento. Era un libro bellissimo senza firma né copertina. Il fotografo stava cominciando ad innervosirsi, era quasi fuori il tempo limite e quel concorso gli avrebbe aperto tantissime strade. Gli avrebbe procurato mille occasioni. Come se non bastasse, la sua piccolissima figlia era irrequieta. Correva avanti e indietro, e spesso passava davanti alla macchina rovinando anche la più bella delle inquadrature. Ogni due minuti ripeteva: “Hai finito papà? Quand’è che stai un po’ con me?”. E il padre dava sempre risposte vaghe. Non voleva andarsene da lì. Non senza una foto degna di nota. “Mi avevi promesso che andavamo a prendere il gelato!”. Passata un’altra mezz’ora la bambina non resiste e comincia a ballare intorno al padre e per sbaglio gli fa cadere gli occhiali. Il fotografo biascicando qualche parola si china per riprenderli e mentre rialza la testa nota con orrore che la figlia sta toccando a casaccio i tasti minuscoli della macchina fotografica. “Oddio mi avrai scombinato tutte le impostazioni! Dai fermati!”. La bambina comincia a correre, alla luce di quel tramonto su e giù per la collinetta, passando davanti all’obiettivo. Il padre la rincorre pazientemente cercando di metterla a sedere. Nonostante la rabbia per la perdita di tempo non riesce a non notare quanto con quei riflessi, la sua bambina sia semplicemente stupenda. E alla fine pensa che la foto, il concorso, sono <em>possibilità</em>. Sua figlia è lì, è viva.</p>
<p>Proprio in quell’istante, mentre ha raggiunto la bambina in quella corsa infantile, avverte il rumore della macchinetta. Una serie di scatti.  “Ma come diavolo hai fatto a inserire l’autoscatto?”. Dopo aver acciuffato la figlia, il fotografo si avvicina lì dove aveva posizionato il cavalletto.</p>
<p>Meraviglia.</p>
<p>La critica si trovò concorde nel premiare la semplicità e la bellezza di una foto che ritraeva i contorni sfocati di un padre e di una figlia che si rincorrono al tramonto.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>“Nessun progetto si realizza” mi ha detto una persona. Nessun progetto arriva al completamento così come era stato concepito. Nessuno arriva alla destinazione del proprio viaggio esattamente come era partito e percorrendo esattamente il tragitto che aveva programmato. Realizzare un progetto è rendere vivo un concetto. Realizzare un progetto è scontrarsi con la realtà, con i limiti strutturali e con quelli imposti successivamente. Realizzare un progetto è saper aggiungere dettagli. È saper sperimentare il fallimento. È sapere accettare ciò che viene, e non rifiutarlo solo perchè “non era esattamente ciò che avevo in mente”. È saper accogliere ciò che c’è attorno, e l’aiuto anche di chi non sembra adeguato. Non dover rinunciare a qualcosa solo perché sembra un errore. Realizzare un progetto è riuscire ad avere sempre presente, nonostante tutto, cos’ è nel profondo ciò che conta per davvero. Anche se questo sembra portare lontano, verso un’altra strada. È saper correggere il tiro, anche ad opera già iniziata.</p>
<p>Realizzare un progetto è diventare quel progetto, diventarne parte integrante.</p>
<p>La colonna centrale del palazzo più bello è il proprio architetto.</p>
<p>E se si progetta senza la voglia di correre insieme a chi si ama, e per chi si ama, anche il tramonto più suggestivo perde di senso.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/kupmanduk.wordpress.com/140/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/kupmanduk.wordpress.com/140/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/kupmanduk.wordpress.com/140/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/kupmanduk.wordpress.com/140/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/kupmanduk.wordpress.com/140/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/kupmanduk.wordpress.com/140/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/kupmanduk.wordpress.com/140/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/kupmanduk.wordpress.com/140/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/kupmanduk.wordpress.com/140/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/kupmanduk.wordpress.com/140/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/kupmanduk.wordpress.com/140/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/kupmanduk.wordpress.com/140/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/kupmanduk.wordpress.com/140/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/kupmanduk.wordpress.com/140/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=kupmanduk.wordpress.com&amp;blog=16478074&amp;post=140&amp;subd=kupmanduk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Silenziosamente costruire</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 15:51:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego Mascalzi Rimassa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Chiudi gli occhi, immagina una gioia. Molto probabilmente penseresti a una partenza. Ah, si vivesse solo di inizi, di eccitazioni da prima volta, quando tutto ti sorprende e nulla ti appartiene ancora. Penseresti all&#8217;odore di un libro nuovo, a quello di vernice fresca, a un regalo da scartare, al giorno prima della festa, al 21 [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=kupmanduk.wordpress.com&amp;blog=16478074&amp;post=126&amp;subd=kupmanduk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chiudi gli occhi,<br />
immagina una gioia.<br />
Molto probabilmente<br />
penseresti a una partenza.<br />
Ah, si vivesse solo di inizi,<br />
di eccitazioni da prima volta,<br />
quando tutto ti sorprende e<br />
nulla ti appartiene ancora.<br />
Penseresti all&#8217;odore di un libro nuovo,<br />
a quello di vernice fresca,<br />
a un regalo da scartare,<br />
al giorno prima della festa,<br />
al 21 marzo, al primo abbraccio,<br />
a una matita intera, la primavera,<br />
alla paura del debutto,<br />
al tremore dell&#8217;esordio.<br />
Ma tra la partenza e il traguardo<br />
nel mezzo c&#8217;è tutto il resto,<br />
e tutto il resto è giorno dopo giorno,<br />
e giorno dopo giorno è<br />
silenziosamente costruire,<br />
e costruire è potere e sapere<br />
rinunciare alla perfezione.<br />
Ma il finale è di certo più teatrale,<br />
così di ogni storia ricordi solo<br />
la sua conclusione.<br />
Così come l&#8217;ultimo bicchiere, l&#8217;ultima visione<br />
un tramonto solitario, l&#8217;inchino e poi il sipario.<br />
Tra l&#8217;attesa e il suo compimento,<br />
tra il primo tema e il testamento,<br />
nel mezzo c&#8217;è tutto il resto,<br />
e tutto il resto è giorno dopo giorno,<br />
e giorno dopo giorno è<br />
silenziosamente costruire,<br />
e costruire è sapere e potere<br />
rinunciare alla perfezione.<br />
Ti stringo le mani,<br />
rimani qui,<br />
cadrà la neve,<br />
a breve.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Da &#8220;<em>Costruire</em>&#8221; di Niccolò Fabi</strong></p>
<p>Vorrei non essere sempre in attesa di risultati, vorrei non dover confrontare costantemente il progetto con il manufatto. Pensare ad un traguardo lontano, non visibile, ma che arriverà non appena conclusa questa strada. E quanto ha da darmi questa strada. Che spettacolo immenso che sono  i panorami, le pause, le vostre facce. Vorrei avere il tempo di godermi le persone che incontro e non liquidarle con un semplice “salve”. Vorrei augurarti “buon cammino”. Davvero. Vorrei non dover misurare ogni volta quanti chilometri ho percorso, e com’ero quando ho cominciato. Forse vorrei solo  rimanere qui con te a stringerci le mani e ad aspettare la neve, per tutto il tempo che servirà.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/kupmanduk.wordpress.com/126/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/kupmanduk.wordpress.com/126/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/kupmanduk.wordpress.com/126/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/kupmanduk.wordpress.com/126/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/kupmanduk.wordpress.com/126/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/kupmanduk.wordpress.com/126/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/kupmanduk.wordpress.com/126/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/kupmanduk.wordpress.com/126/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/kupmanduk.wordpress.com/126/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/kupmanduk.wordpress.com/126/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/kupmanduk.wordpress.com/126/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/kupmanduk.wordpress.com/126/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/kupmanduk.wordpress.com/126/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/kupmanduk.wordpress.com/126/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=kupmanduk.wordpress.com&amp;blog=16478074&amp;post=126&amp;subd=kupmanduk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>La festa di carnevale</title>
		<link>http://kupmanduk.wordpress.com/2011/03/09/la-festa-di-carnevale/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 11:52:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego Mascalzi Rimassa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Sbatto la porta dell’ufficio e comincio a fiondarmi giù per le scale. Il portiere peruviano che mi rimprovera sempre di essere un chiappone approva il mio inaspettato slancio fisico. Festa di carnevale ore 19:00. Amo le feste di carnevale quanto una mucca ama il macellaio. Comincio mentalmente a pensare una scusa gravissima per non andare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=kupmanduk.wordpress.com&amp;blog=16478074&amp;post=114&amp;subd=kupmanduk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sbatto la porta dell’ufficio e comincio a fiondarmi giù per le scale. Il portiere peruviano che mi rimprovera sempre di essere un chiappone approva il mio inaspettato slancio fisico. Festa di carnevale ore 19:00. Amo le feste di carnevale quanto una mucca ama il macellaio. Comincio mentalmente a pensare una scusa gravissima per non andare tipo “ho appena scoperto di avere poteri inimmaginabili quindi scusate ma devo andare a salvare il mondo”, ma credo proprio di non avere scampo. Per impegni vari dei miei non c’è nessuno, quindi per non lasciare i ragazzi del mio gruppo da soli devo andare. Si, ma non mi maschero. Non ho pensato a un costume, e poi non faccio in tempo a tornare a casa.</p>
<p>Riesco ad acciuffare l’autobus e con il respiro affannoso rifletto se c’è qualcosa che devo assolutamente ricordarmi… dunque… festa a tema sul cinema… i gruppi si sono divisi il cibo da portare. Al mio gruppo sono toccate le vettovaglie. Che poi che cacchio sono le vettovaglie.</p>
<p>Strano non c’è traffico, mi rendo conto che sono enormemente in anticipo. Allora decido di passare a casa a cercare qualche vestito d’emergenza e giuro a me stesso che lo indosserò solo ed esclusivamente se sono tutti mascherati tranne me.</p>
<p>A casa comincio a smontare gli armadi e dopo un po’ trovo una vecchia, orribile camicia da contadino a quadrotti blu e rossi decisamente sbiadita. Fantastica. Acchiappo la parrucca. Rimedio un cappello che fa molto Far West. Addosso ho già dei pantaloni marroncini. Perfetto. Metto tutto in uno zainetto ed esco.</p>
<p>Appena arrivato comincio a guardarmi intorno per vedere se c’è qualcuno dei miei ragazzi. Niente. Dal vetro della sala le luci si fondono in un fascio rossoblu. Come la mia camicia. All’entrata c’è un tappeto rosso e i bassi della musica fanno ballare i muri. Intravedo all’interno una sorta di cubo artigianale sul quale un quattordicenne si atteggia da DJ, tutto intorno enormi cartelloni rubati a qualche cinema. Beh dai, fico. Ci sono vari ragazzini mascherati. C’è Braveheart, il Dr.House, Una decina di Harry Potter, Lara Croft, i Blues Brothers e via dicendo. Alcune ragazzine sfruttano la farsa del carnevale per indossare dei tacchi che altrimenti non avrebbero mai potuto mettere. Mi sento un nano, e oltretutto sono più vecchio di tutti di quasi una decina d’anni. Se nel giro di due minuti non arrivano gli altri non entro, e tanti saluti.</p>
<p>Quando sto per andarmene arriva T. Ehi, allora non sono il più vecchio. Gli spiego che non c’è nessuno oltre noi due.</p>
<p>“Ma da cosa sono vestite quelle?” indica le ragazzine sui tacchi.</p>
<p>“Non ne ho idea”.</p>
<p>Finalmente, tutti insieme arrivano quattro ragazzi del mio gruppo. Ovviamente non sono mascherati, e una neanche sapeva della festa. Ottimo. E soprattutto nessuno ha portato le vettovaglie. Che poi che sono ‘ste vettovaglie.</p>
<p>Mi dico che se sono solo loro quattro tiro fuori la scusa dei superpoteri e scappo. Attendo un altro po’. Niente. Basta, vado.</p>
<p>Poi guardo i miei ragazzi che hanno la faccia persa, da soli, in quattro, fuori luogo. T. appare e scompare a suo piacimento. Dentro comincia ad esserci sempre più gente. E noi fuori al freddo.</p>
<p>In fondo ormai sono qui… il pianeta può attendere… e poi, penso, si può rinunciare a tutto, ma non ad una festa di carnevale quando hai il costume nello zaino.</p>
<p>Trascino i miei ragazzi a forza ed entriamo. Dentro è divertente, è pieno di colori.</p>
<p>Incontro C. , finalmente qualcun altro della mia età. E’ vestita da ballerina del Moulin Rouge.</p>
<p>“E tu non ti sei vestito?”</p>
<p>“Ehm… io ce l’ho nello zaino ma… insomma… poi i miei sono pochi, nessuno è mascherato…”</p>
<p>“Eddai, perché non ti vesti e non facciamo gli idioti come ai vecchi tempi?”</p>
<p>Comincio a gironzolare per la sala. La festa si anima sempre di più. Tranne per i miei quattro, tristi in un angolo che stanno decidendo se andarsene o no.</p>
<p>Penso che si, in fondo C. ha ragione.</p>
<p>Afferro lo zaino e vado a cambiarmi in bagno. Quando esco, vestito da moderno Cowboy con il ciuffo ribelle sotto al cappello (che meraviglia) mi sento un deficiente.</p>
<p>C. mi vede e scoppia a ridere.</p>
<p>“Da cosa ti sei vestito?”</p>
<p>“Penso che non dovrei dirtelo”</p>
<p>“Eddai”</p>
<p>“… i… ehm… I segreti di Brokeback Mountain”</p>
<p>“Ok… forse è meglio che non lo dici in giro&#8221;</p>
<p>“Io te l’avevo detto”.</p>
<p>Mi si avvicina T. che ritornato, mi guarda con pietà.</p>
<p>“Credo di aver capito da cosa sono vestite”</p>
<p>“Ah si?”</p>
<p>“Si c’ho pensato e non trovo altre soluzioni”</p>
<p>“Ah, da cosa?”</p>
<p>“Da zoccole”.</p>
<p>Mascherato da imbecille vado a prendere i miei ragazzi e li butto nella mischia. Cominciano, anche se riluttanti, a cazzeggiare e capisco che sotto sotto si stanno divertendo. Balliamo il Waka Waka. Un’ora fa non volevo entrare e ora sto ballando il Waka Waka vestito da Cowboy omosessuale.</p>
<p>Geniale.</p>
<p>Giro lo sguardo e di sfuggita vedo, in un angolo, delle buste enormi con stelle filanti e coriandoli. L’istinto chiama. Cavolo, si può rinunciare a tutto, ma non al tirare i coriandoli.</p>
<p>Imbraccio una sacca, la buco e comincio a correre in mezzo alla gente inondando letteralmente chiunque e qualunque cosa di pezzettini di carta colorata. Il ragazzino sono io. Tutti gli altri decidono di fare lo stesso e comincia una battaglia di coriandoli e stelle filanti. Sento che attraverso la camicia mi sono finiti fin dentro le mutande. Pazienza. La musica è sempre più alta e il mini DJ sempre più gasato. Cominciano i dannati balli di gruppo, che alla fine ci stanno bene. Odio ballare, però ho una mano en la cabeza e sto tentando di fare il movimiento sexy.</p>
<p>Finalmente viene aperto il cibo. Ma io resisterò. Cerco di ricordarmi che sono a dieta, la mia donna mi vuole magro. Però c’è quel fantastico odore di pizza…</p>
<p>Mi dico che in fondo si può rinunciare a tutto, ma non alla pizza.</p>
<p>Da mangiare c’è un sacco di roba, e io la mangio esattamente tutta. Da bere, anche se ci sono pochissimi bicchieri, c’è un sacco di roba (rigorosamente analcolica…) e io la bevo esattamente tutta, andando di tanto in tanto a salutare i miei ragazzi con un rutto. E loro si vergognano di me.</p>
<p>Mentre il mini DJ annuncia al microfono che Lara Croft e Draco Malfoy hanno vinto come maschere più belle, qualcuno apre un tiramisù, e vedo che la gente inizia a mangiarlo con le mani in maniera animalesca fissando con odio me e quelli del mio gruppo. Ecco cos’erano le vettovaglie.</p>
<p>Bene. Mi sono divertito, ho mangiato, ho ballato. Adesso mi cambio e me ne vado. Sono in ritardo.</p>
<p>Poi parte <em>quella</em> musica. Quell’intro. Quella tastiera. Quella batteria. Ho già lo zaino in spalla, però avverto quel ritmo. Quella pulsione. Sento che in maniera involontaria il mio ginocchio ha cominciato a roteare. Il mio piede batte il tempo. Il mio bacino ondeggia.</p>
<p>Cavolo, mi dico che in fondo si può rinunciare a tutto, ma non a Y.M.C.A.</p>
<p>Lancio lo zaino chissà dove e mi getto nella mischia a cantare “Young man…” puntando il dito a destra e poi a sinistra.</p>
<p>Mi sento così libero e disinibito. Il ballo è sempre più incalzante, le facce sempre più divertite, la musica sempre più alta. Sono colto dall’istinto irrefrenabile di spogliarmi nudo e mettermi a fare il trenino al centro della sala.</p>
<p>Mi dico che in fondo si può rinunciare a tutto, ma… beh, no, a questo credo che rinuncerò.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/kupmanduk.wordpress.com/114/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/kupmanduk.wordpress.com/114/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/kupmanduk.wordpress.com/114/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/kupmanduk.wordpress.com/114/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/kupmanduk.wordpress.com/114/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/kupmanduk.wordpress.com/114/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/kupmanduk.wordpress.com/114/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/kupmanduk.wordpress.com/114/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/kupmanduk.wordpress.com/114/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/kupmanduk.wordpress.com/114/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/kupmanduk.wordpress.com/114/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/kupmanduk.wordpress.com/114/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/kupmanduk.wordpress.com/114/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/kupmanduk.wordpress.com/114/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=kupmanduk.wordpress.com&amp;blog=16478074&amp;post=114&amp;subd=kupmanduk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Come una poiana</title>
		<link>http://kupmanduk.wordpress.com/2011/03/06/come-una-poiana/</link>
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		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 03:34:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego Mascalzi Rimassa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Cara madre mia, per poco non mi smarrivo anch&#8217;io, hai visto? Ma l&#8217;amore puro, che tu mi hai dato fino a un istante prima di morire, è come una fiamma che mi accompagna, perennemente accesa, che mi permette di vedere anche al buio, come una poiana. È quella che mi ha salvato mamma, da quel [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=kupmanduk.wordpress.com&amp;blog=16478074&amp;post=105&amp;subd=kupmanduk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara madre mia, per poco non mi smarrivo anch&#8217;io, hai visto?</p>
<p>Ma l&#8217;amore puro, che tu mi hai dato fino a un istante prima di morire, è come una fiamma che mi accompagna, perennemente accesa, che mi permette di vedere anche al buio, come una poiana.</p>
<p>È quella che mi ha salvato mamma, da quel pozzo nero.</p>
<p>Pauline non l&#8217;aveva quella fiamma, il buio l&#8217;ha travolta, è cosi dovuta volare via.</p>
<p>Io me la sogno ancora, ogni notte, e credo che continuerò a sognarla&#8230;</p>
<p>E sai una cosa? Adesso mi ricordo sempre il tuo viso, ogni volta che penso a te, alzo gli occhi e vedo il tuo viso, il viso della mia mamma&#8230; come una fiamma accesa&#8230; su, nel cielo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dal film “<em>L’altra metà dell’amore (Lost and Delirious)</em>”, Léa Pool.</strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/kupmanduk.wordpress.com/105/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/kupmanduk.wordpress.com/105/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/kupmanduk.wordpress.com/105/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/kupmanduk.wordpress.com/105/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/kupmanduk.wordpress.com/105/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/kupmanduk.wordpress.com/105/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/kupmanduk.wordpress.com/105/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/kupmanduk.wordpress.com/105/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/kupmanduk.wordpress.com/105/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/kupmanduk.wordpress.com/105/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/kupmanduk.wordpress.com/105/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/kupmanduk.wordpress.com/105/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/kupmanduk.wordpress.com/105/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/kupmanduk.wordpress.com/105/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=kupmanduk.wordpress.com&amp;blog=16478074&amp;post=105&amp;subd=kupmanduk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>L&#8217;ora dell&#8217;Avemmaria</title>
		<link>http://kupmanduk.wordpress.com/2011/02/02/lora-dellavemmaria/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 18:09:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego Mascalzi Rimassa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[A Cordova, verso il tramonto c’è un gran numero di sfaccendati sul lungofiume della riva destra del Guadalquivir. Là si respirano le esalazioni di una conceria che perpetua ancora l’antica fama del paese per il trattamento dei pellami, ma in compenso vi si gode uno spettacolo che ha indubitabilmente il suo pregio. Qualche minuto prima [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=kupmanduk.wordpress.com&amp;blog=16478074&amp;post=98&amp;subd=kupmanduk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Cordova, verso il tramonto c’è un gran numero di sfaccendati sul lungofiume della riva destra del Guadalquivir. Là si respirano le esalazioni di una conceria che perpetua ancora l’antica fama del paese per il trattamento dei pellami, ma in compenso vi si gode uno spettacolo che ha indubitabilmente il suo pregio. Qualche minuto prima dell’Avemmaria un gran numero di donne si raccoglie sulla sponda del fiume ai piedi della banchina che è alquanto alta. Nessun uomo ardirebbe mescolarsi con tale compagnia.<br />
Non appena suona l’Avemmaria si suppone che sia notte. All’ultimo tocco di campana tutte le donne si spogliano ed entrano nell’acqua. Allora sono gridi, risate, un baccano infernale. Dall’alto della banchina gli uomini contemplano le bagnanti, spalancano tanto d’occhi e non vedono gran che. Tuttavia queste forme bianche e fluttuanti che si disegnano sull’azzurro cupo del fiume, mettono in moto gli spiriti poetici, e con un po’ di fantasia non è difficile immaginarsi Diana e le sue ninfe al bagno, senza aver da temere la sorte di Atteone*. M’hanno raccontato che un giorno alcuni ragazzacci fecero la colletta per ungere le ruote al campanaro della cattedrale e fargli suonare l’Avemmaria venti minuti prima dell’ora regolamentare. Benchè fosse ancora pieno giorno le ninfe del Guadalquivir non esitarono e, fidandosi più dell’Avemmaria che del sole, si misero con serenità di coscienza nella loro abituale toilette da bagno, che è delle più semplici. Io non c’ero. Ai miei tempi il campanaro era incorruttibile, il crepuscolo poco chiaro, e soltanto un gatto avrebbe potuto distinguere la più vecchia venditrice d’arance dalla più graziosa sartina di Cordova.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*Personaggio della mitologia greca. Mentre cacciava vide per caso Diana e le sue Ninfe bagnarsi in una fonte e se ne vantò con gli amici. Indignata, la dea lo tramutò in cervo e gli aizzò contro la sua muta di cinquanta cani che lo dilaniarono.<br />
</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> Da “<em>Carmen</em>”, Prosper Mérimée.</strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/kupmanduk.wordpress.com/98/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/kupmanduk.wordpress.com/98/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/kupmanduk.wordpress.com/98/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/kupmanduk.wordpress.com/98/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/kupmanduk.wordpress.com/98/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/kupmanduk.wordpress.com/98/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/kupmanduk.wordpress.com/98/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/kupmanduk.wordpress.com/98/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/kupmanduk.wordpress.com/98/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/kupmanduk.wordpress.com/98/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/kupmanduk.wordpress.com/98/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/kupmanduk.wordpress.com/98/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/kupmanduk.wordpress.com/98/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/kupmanduk.wordpress.com/98/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=kupmanduk.wordpress.com&amp;blog=16478074&amp;post=98&amp;subd=kupmanduk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>In cerca di risposte</title>
		<link>http://kupmanduk.wordpress.com/2010/12/23/in-cerca-di-risposte/</link>
		<comments>http://kupmanduk.wordpress.com/2010/12/23/in-cerca-di-risposte/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 23 Dec 2010 15:23:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego Mascalzi Rimassa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Varco la soglia e cammino lento. Il vento soffia irrequieto e con un po’ di attenzione riesco a cogliere il rumore dei miei passi e il lieve scricchiolio delle foglie gialle rinsecchite sotto le mie suole. Non c’è nessuno. Mi guardo un po’ intorno e attendo di trovare da un momento all’altro la statua della [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=kupmanduk.wordpress.com&amp;blog=16478074&amp;post=91&amp;subd=kupmanduk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Varco la soglia e cammino lento. Il vento soffia irrequieto e con un po’ di attenzione riesco a cogliere il rumore dei miei passi e il lieve scricchiolio delle foglie gialle rinsecchite sotto le mie suole.<br />
Non c’è nessuno.<br />
Mi guardo un po’ intorno e attendo di trovare da un momento all’altro la statua della libertà semisotterrata stile Ken il Guerriero.<br />
Pezzi di carta corrono veloci sul pavimento come barche in un torrente fino a quando non si innalzano e si incastrano nei rami di qualche albero.<br />
In un piccolo spiazzo d’erba, sdraiato supino, c’è un ragazzo. Non si muove.<br />
Ma io proseguo.<br />
Sento un rumore. Qualcosa si è mosso, ne sono certo. Qualcuno, sta salendo dei gradini sulla mia destra.<br />
È un grosso cane.<br />
Appena mi vede comincia a scodinzolare e mi si avvicina.<br />
“ &#8230; e il tuo padrone dov’è?”<br />
Penso al ragazzo sdraiato. Guardo negli occhi il cagnone e gli accarezzo il muso.<br />
Camminiamo insieme un pochino, ed io mi sento un po’ Will Smith in <em>Io sono Leggenda.</em><br />
Passiamo sotto ad un arco tra due palazzi. Una finestrella cigola ed intravedo il viso di una vecchia donna.<br />
Come nei paesini, la vecchia si appresta ad abbassare la serranda prima che io possa dirle qualunque cosa.<br />
Finalmente arrivo davanti all’edificio in cui devo entrare.<br />
Guardo quello che per qualche minuto è stato mio amico.<br />
“Ho paura che il nostro breve viaggio finisca qui. È questa la mia destinazione”.<br />
Lo accarezzo ancora e comincio a salire le lunghe scale.<br />
Entro nell’enorme palazzo.<br />
Deserto.<br />
Cammino veloce, non voglio rimanere qui più tempo del necessario.<br />
Il documento che cerco, si trova, forse, tre piani più sopra.<br />
Mi assale una sensazione di ansia. Dopo svariate ricerche telematiche, in attesa di una qualche minima risposta, anche di un solo cenno, mi sono trovato costretto ad andare a cercare di persona ciò di cui ho bisogno.<br />
Inchiodati ai muri, in maniera disordinata e del tutto casuale ci sono vecchi fogli di giornale, date, orari. Scritte confuse.<br />
Salgo velocemente al primo piano. Mi aspetto di trovare qualcuno, ma niente. Solo brandelli di manifesti rivoluzionari.<br />
Non mi soffermo.<br />
Salgo ancora. Secondo piano.<br />
Dopo qualche passo sento del bagnato.<br />
È una vecchia macchinetta del caffè. Perde acqua.<br />
La mia ansia cresce sempre di più, così come il bisogno di avere risposte.<br />
Voglio andarmene di qui il prima possibile.<br />
Salgo ancora.<br />
Sono vicino alla soluzione. Sono vicino all’avere sotto gli occhi <em>quel</em> documento.<br />
Ci sono esattamente due posti dove so di poterlo trovare.<br />
Corro verso una finestra, lì vicino, appeso, potrebbe esserci il foglio che cerco. Niente.<br />
La prima certezza è andata.<br />
Comincio a vagare con lo sguardo ovunque, non lo trovo.<br />
Allora corro, con il cuore in gola.<br />
C’è un piccolo corridoio, stretto. Ricordo quando c’era tanta gente, ricordo le risate, ricordo la vita. Era bello. Sento che mi si stringe lo stomaco.<br />
Alla fine del corridoio, giro a destra. C’è un neon che emette una luce intermittente, come nei migliori film horror.<br />
Sono arrivato, ci sono. Se è il momento delle risposte, l’unico posto è questo.<br />
Guardo il muro sporco. Indago con lo sguardo. Scruto ancora. Niente. Ancora. Niente.<br />
Dannazione.<br />
Cazzo.<br />
L’ennesimo buco nell’acqua. Ancora nulla di nuovo.</p>
<p>Sconsolato, abbandono la bacheca della professoressa, ed esco dall’angusto corridoio dell’ex dipartimento di Italianistica e Spettacolo senza sapere il risultato dell’esame.<br />
Scendo velocemente tre piani di scale, e arrivo al piano terra della facoltà di Lettere e Filosofia.<br />
Passo vicino al gabbiotto vuoto ed esco.<br />
Cammino a grandi passi sotto l’arco del Rettorato e costeggio il cortile interno. Noto che sul praticello il ragazzo si è svegliato e accarezza il suo bel cane lupo.</p>
<p>Stanco di entrare qui e non trovare mai quello che cerco, abbandono mestamente la Sapienza, concedendomi la mia meritata pausa natalizia.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/kupmanduk.wordpress.com/91/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/kupmanduk.wordpress.com/91/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/kupmanduk.wordpress.com/91/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/kupmanduk.wordpress.com/91/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/kupmanduk.wordpress.com/91/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/kupmanduk.wordpress.com/91/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/kupmanduk.wordpress.com/91/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/kupmanduk.wordpress.com/91/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/kupmanduk.wordpress.com/91/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/kupmanduk.wordpress.com/91/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/kupmanduk.wordpress.com/91/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/kupmanduk.wordpress.com/91/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/kupmanduk.wordpress.com/91/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/kupmanduk.wordpress.com/91/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=kupmanduk.wordpress.com&amp;blog=16478074&amp;post=91&amp;subd=kupmanduk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Tutte le candele accese</title>
		<link>http://kupmanduk.wordpress.com/2010/06/25/tutte-le-candele-accese/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 15:55:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego Mascalzi Rimassa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricordi la corriera che passava lenta, sotto il sole arroventato di Sicilia i fichi d’India che crescevano disordinati ai bordi delle strade, lucertole impazzite, le poche case… Ricordi quel profumo dolce di paese e pane caldo, i pomeriggi torridi, la piazza, la domenica, e il mare sconfinato che si spalancava dal terrazzo della tua camera [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=kupmanduk.wordpress.com&amp;blog=16478074&amp;post=3&amp;subd=kupmanduk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="msgcns!20C5F7DBDA29CF90!3415" class="bvMsg">
<p style="margin-bottom:.0001pt;line-height:12.75pt;"><em><span style="font-size:8pt;font-family:Tahoma,sans-serif;color:#8e604f;"><br />
</span></em></p>
<address><span style="color:#17365d;"><strong>Ricordi la corriera che passava lenta,</strong></span></address>
<address><span style="color:#17365d;"><strong>sotto il sole arroventato di Sicilia </strong></span></address>
<address><span style="color:#17365d;"><strong>i fichi d’India che crescevano disordinati ai bordi delle strade, </strong></span></address>
<address><span style="color:#17365d;"><strong>lucertole impazzite, le poche case… </strong></span></address>
<address><span style="color:#17365d;"><strong><br />
</strong></span></address>
<address><span style="color:#17365d;"><strong>Ricordi quel profumo dolce di paese e pane caldo, </strong></span></address>
<address><span style="color:#17365d;"><strong>i pomeriggi torridi, la piazza, la domenica, </strong></span></address>
<address><span style="color:#17365d;"><strong>e il mare sconfinato che si spalancava dal terrazzo</strong></span></address>
<address><span style="color:#17365d;"><strong>della tua camera da letto. </strong></span></address>
<address><span style="color:#17365d;"><strong> </strong></span></address>
<address></address>
<address><span style="color:#17365d;"><strong>Ripensi alle salite in bicicletta per raggiungere </strong></span></address>
<address><span style="color:#17365d;"><strong>il cadavere di una capretta, </strong></span></address>
<address><span style="color:#17365d;"><strong>il tabernacolo della Madonna in cima alla montagna, che emozione! </strong></span></address>
<address><span style="color:#17365d;"><strong>Tutte le candele accese di un paese in processione.</strong></span></address>
<address><span style="color:#17365d;"><strong> </strong></span></address>
<address></address>
<address><span style="color:#17365d;"><strong>Gocce di sudore sulla fronte, </strong></span></address>
<address><span style="color:#17365d;"><strong>odore di sapone di Marsiglia e di lenzuola fresche per l’estate, </strong></span></address>
<address><span style="color:#17365d;"><strong>gli occhi neri di una donna ferma sulle scale,</strong></span></address>
<address><span style="color:#17365d;"><strong>gli occhi di tua madre…</strong></span></address>
<address><strong><span style="color:#17365d;"> </span></strong></address>
<address><strong><span style="color:#17365d;"> </span></strong></address>
<address><strong><span style="color:#17365d;">                                   </span><span style="color:#17365d;">(da &#8220;Studentessa Universitaria&#8221;,  </span></strong><span style="color:#17365d;"><strong>Simone Cristicchi)</strong></span></address>
<address><span style="color:#17365d;"><strong><br />
</strong></span></address>
</div>
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