Chiudi gli occhi,
immagina una gioia.
Molto probabilmente
penseresti a una partenza.
Ah, si vivesse solo di inizi,
di eccitazioni da prima volta,
quando tutto ti sorprende e
nulla ti appartiene ancora.
Penseresti all’odore di un libro nuovo,
a quello di vernice fresca,
a un regalo da scartare,
al giorno prima della festa,
al 21 marzo, al primo abbraccio,
a una matita intera, la primavera,
alla paura del debutto,
al tremore dell’esordio.
Ma tra la partenza e il traguardo
nel mezzo c’è tutto il resto,
e tutto il resto è giorno dopo giorno,
e giorno dopo giorno è
silenziosamente costruire,
e costruire è potere e sapere
rinunciare alla perfezione.
Ma il finale è di certo più teatrale,
così di ogni storia ricordi solo
la sua conclusione.
Così come l’ultimo bicchiere, l’ultima visione
un tramonto solitario, l’inchino e poi il sipario.
Tra l’attesa e il suo compimento,
tra il primo tema e il testamento,
nel mezzo c’è tutto il resto,
e tutto il resto è giorno dopo giorno,
e giorno dopo giorno è
silenziosamente costruire,
e costruire è sapere e potere
rinunciare alla perfezione.
Ti stringo le mani,
rimani qui,
cadrà la neve,
a breve.
Da “Costruire” di Niccolò Fabi
Vorrei non essere sempre in attesa di risultati, vorrei non dover confrontare costantemente il progetto con il manufatto. Pensare ad un traguardo lontano, non visibile, ma che arriverà non appena conclusa questa strada. E quanto ha da darmi questa strada. Che spettacolo immenso che sono i panorami, le pause, le vostre facce. Vorrei avere il tempo di godermi le persone che incontro e non liquidarle con un semplice “salve”. Vorrei augurarti “buon cammino”. Davvero. Vorrei non dover misurare ogni volta quanti chilometri ho percorso, e com’ero quando ho cominciato. Forse vorrei solo rimanere qui con te a stringerci le mani e ad aspettare la neve, per tutto il tempo che servirà.

Dopo essermi guardato il video relativo alla canzone di Niccolò Fabi (che conosco a malapena di nome perché non mi fa impazzire, ma non mi fa neanche schifo, anzi, almeno non canta per la Moratti come fa Gigi D’Alessio) questo post mi ha fatto venire in mente l’altro giorno quando ti sono venuto a trovare nel tuo ufficio. Vorremmo tutti non dover misurare quanti chilometri abbiamo percorso. Vorrei anch’io non misurare tutti i chilometri che ho percorso da quando avevo i brufoli il primo anno del Carducci ad oggi quando mi ritrovo in farmacia a servire pazienti. Tanti ne ho percorsi. Non avrei mai pensato di arrivare così lontano. Forse in realtà guardandomi indietro sto pensando che se sono riuscito a fare tanta strada, posso farne altrettanta. E chissà se il buon vecchio Frank non ci aiuterà a percorrere quella giusta, nelle prime ore del mattino, mentre il mondo intero è profondamente addormentato.
Good bye Tuna, baciamo le mani. Anzi: stringiamo le mani. Bella
e anzi ecco, adesso lo commento.
Le pause.
Non c’è nulla di più necessario del superfluo.
E` proprio la capacità di andare più lenti degli eventi che ci salva, che ci rende veramente umani.
Prenditi il tuo tempo a forza, non soccombere.
Guarda quel panorama!
E, se ci riesci, cerca anche di non pensare alla migliore angolazione per la foto.
Buen Camino.
E grazie.