Sbatto la porta dell’ufficio e comincio a fiondarmi giù per le scale. Il portiere peruviano che mi rimprovera sempre di essere un chiappone approva il mio inaspettato slancio fisico. Festa di carnevale ore 19:00. Amo le feste di carnevale quanto una mucca ama il macellaio. Comincio mentalmente a pensare una scusa gravissima per non andare tipo “ho appena scoperto di avere poteri inimmaginabili quindi scusate ma devo andare a salvare il mondo”, ma credo proprio di non avere scampo. Per impegni vari dei miei non c’è nessuno, quindi per non lasciare i ragazzi del mio gruppo da soli devo andare. Si, ma non mi maschero. Non ho pensato a un costume, e poi non faccio in tempo a tornare a casa.
Riesco ad acciuffare l’autobus e con il respiro affannoso rifletto se c’è qualcosa che devo assolutamente ricordarmi… dunque… festa a tema sul cinema… i gruppi si sono divisi il cibo da portare. Al mio gruppo sono toccate le vettovaglie. Che poi che cacchio sono le vettovaglie.
Strano non c’è traffico, mi rendo conto che sono enormemente in anticipo. Allora decido di passare a casa a cercare qualche vestito d’emergenza e giuro a me stesso che lo indosserò solo ed esclusivamente se sono tutti mascherati tranne me.
A casa comincio a smontare gli armadi e dopo un po’ trovo una vecchia, orribile camicia da contadino a quadrotti blu e rossi decisamente sbiadita. Fantastica. Acchiappo la parrucca. Rimedio un cappello che fa molto Far West. Addosso ho già dei pantaloni marroncini. Perfetto. Metto tutto in uno zainetto ed esco.
Appena arrivato comincio a guardarmi intorno per vedere se c’è qualcuno dei miei ragazzi. Niente. Dal vetro della sala le luci si fondono in un fascio rossoblu. Come la mia camicia. All’entrata c’è un tappeto rosso e i bassi della musica fanno ballare i muri. Intravedo all’interno una sorta di cubo artigianale sul quale un quattordicenne si atteggia da DJ, tutto intorno enormi cartelloni rubati a qualche cinema. Beh dai, fico. Ci sono vari ragazzini mascherati. C’è Braveheart, il Dr.House, Una decina di Harry Potter, Lara Croft, i Blues Brothers e via dicendo. Alcune ragazzine sfruttano la farsa del carnevale per indossare dei tacchi che altrimenti non avrebbero mai potuto mettere. Mi sento un nano, e oltretutto sono più vecchio di tutti di quasi una decina d’anni. Se nel giro di due minuti non arrivano gli altri non entro, e tanti saluti.
Quando sto per andarmene arriva T. Ehi, allora non sono il più vecchio. Gli spiego che non c’è nessuno oltre noi due.
“Ma da cosa sono vestite quelle?” indica le ragazzine sui tacchi.
“Non ne ho idea”.
Finalmente, tutti insieme arrivano quattro ragazzi del mio gruppo. Ovviamente non sono mascherati, e una neanche sapeva della festa. Ottimo. E soprattutto nessuno ha portato le vettovaglie. Che poi che sono ‘ste vettovaglie.
Mi dico che se sono solo loro quattro tiro fuori la scusa dei superpoteri e scappo. Attendo un altro po’. Niente. Basta, vado.
Poi guardo i miei ragazzi che hanno la faccia persa, da soli, in quattro, fuori luogo. T. appare e scompare a suo piacimento. Dentro comincia ad esserci sempre più gente. E noi fuori al freddo.
In fondo ormai sono qui… il pianeta può attendere… e poi, penso, si può rinunciare a tutto, ma non ad una festa di carnevale quando hai il costume nello zaino.
Trascino i miei ragazzi a forza ed entriamo. Dentro è divertente, è pieno di colori.
Incontro C. , finalmente qualcun altro della mia età. E’ vestita da ballerina del Moulin Rouge.
“E tu non ti sei vestito?”
“Ehm… io ce l’ho nello zaino ma… insomma… poi i miei sono pochi, nessuno è mascherato…”
“Eddai, perché non ti vesti e non facciamo gli idioti come ai vecchi tempi?”
Comincio a gironzolare per la sala. La festa si anima sempre di più. Tranne per i miei quattro, tristi in un angolo che stanno decidendo se andarsene o no.
Penso che si, in fondo C. ha ragione.
Afferro lo zaino e vado a cambiarmi in bagno. Quando esco, vestito da moderno Cowboy con il ciuffo ribelle sotto al cappello (che meraviglia) mi sento un deficiente.
C. mi vede e scoppia a ridere.
“Da cosa ti sei vestito?”
“Penso che non dovrei dirtelo”
“Eddai”
“… i… ehm… I segreti di Brokeback Mountain”
“Ok… forse è meglio che non lo dici in giro”
“Io te l’avevo detto”.
Mi si avvicina T. che ritornato, mi guarda con pietà.
“Credo di aver capito da cosa sono vestite”
“Ah si?”
“Si c’ho pensato e non trovo altre soluzioni”
“Ah, da cosa?”
“Da zoccole”.
Mascherato da imbecille vado a prendere i miei ragazzi e li butto nella mischia. Cominciano, anche se riluttanti, a cazzeggiare e capisco che sotto sotto si stanno divertendo. Balliamo il Waka Waka. Un’ora fa non volevo entrare e ora sto ballando il Waka Waka vestito da Cowboy omosessuale.
Geniale.
Giro lo sguardo e di sfuggita vedo, in un angolo, delle buste enormi con stelle filanti e coriandoli. L’istinto chiama. Cavolo, si può rinunciare a tutto, ma non al tirare i coriandoli.
Imbraccio una sacca, la buco e comincio a correre in mezzo alla gente inondando letteralmente chiunque e qualunque cosa di pezzettini di carta colorata. Il ragazzino sono io. Tutti gli altri decidono di fare lo stesso e comincia una battaglia di coriandoli e stelle filanti. Sento che attraverso la camicia mi sono finiti fin dentro le mutande. Pazienza. La musica è sempre più alta e il mini DJ sempre più gasato. Cominciano i dannati balli di gruppo, che alla fine ci stanno bene. Odio ballare, però ho una mano en la cabeza e sto tentando di fare il movimiento sexy.
Finalmente viene aperto il cibo. Ma io resisterò. Cerco di ricordarmi che sono a dieta, la mia donna mi vuole magro. Però c’è quel fantastico odore di pizza…
Mi dico che in fondo si può rinunciare a tutto, ma non alla pizza.
Da mangiare c’è un sacco di roba, e io la mangio esattamente tutta. Da bere, anche se ci sono pochissimi bicchieri, c’è un sacco di roba (rigorosamente analcolica…) e io la bevo esattamente tutta, andando di tanto in tanto a salutare i miei ragazzi con un rutto. E loro si vergognano di me.
Mentre il mini DJ annuncia al microfono che Lara Croft e Draco Malfoy hanno vinto come maschere più belle, qualcuno apre un tiramisù, e vedo che la gente inizia a mangiarlo con le mani in maniera animalesca fissando con odio me e quelli del mio gruppo. Ecco cos’erano le vettovaglie.
Bene. Mi sono divertito, ho mangiato, ho ballato. Adesso mi cambio e me ne vado. Sono in ritardo.
Poi parte quella musica. Quell’intro. Quella tastiera. Quella batteria. Ho già lo zaino in spalla, però avverto quel ritmo. Quella pulsione. Sento che in maniera involontaria il mio ginocchio ha cominciato a roteare. Il mio piede batte il tempo. Il mio bacino ondeggia.
Cavolo, mi dico che in fondo si può rinunciare a tutto, ma non a Y.M.C.A.
Lancio lo zaino chissà dove e mi getto nella mischia a cantare “Young man…” puntando il dito a destra e poi a sinistra.
Mi sento così libero e disinibito. Il ballo è sempre più incalzante, le facce sempre più divertite, la musica sempre più alta. Sono colto dall’istinto irrefrenabile di spogliarmi nudo e mettermi a fare il trenino al centro della sala.
Mi dico che in fondo si può rinunciare a tutto, ma… beh, no, a questo credo che rinuncerò.

Grande Diego!!! In fondo hai raccontato la mia festa di carnevale. Solo che la mia era la prima in assoluto della vita! Ed ero… pagliacccio…
Ehi che bello! commento tempestivo! anche se anonimo…
Bello!
Ma non è che ti stai piegando al carnevale?
L’anno prossimo ti trovo a Rio de Janeiro a ballare la samba ininterrottamente per 1 settimana tirando strisce di coca lunghe un metro e mezzo.
Non avrei mai pensato di sentirti dire che ti senti disinibito… ^^
hahaahahaha
Diego è fantastico!!! mi ha fatto troppo ridere!!
cmq
“finalmente qualcuno della mia età”… io c’ho ben 3 anni meno di te bbello!!!
Diego!!!! MUAHAHAHAHAHAHAHAHAH bellissimo!!!!! sei proprio bravissimo a scrivere non sapevo di questa tua dote!
bello de casa sei popo popo er mejo assai aho!
Diego, fantastico!!!
Mi sembra quasi di esserci stata, peccato non averti visto però!
bacibaci
Fico!
Che mi sono perso!!!
Cmq tornerò qui spesso!

E’ un bel posto.
A presto Caro amico!