A Cordova, verso il tramonto c’è un gran numero di sfaccendati sul lungofiume della riva destra del Guadalquivir. Là si respirano le esalazioni di una conceria che perpetua ancora l’antica fama del paese per il trattamento dei pellami, ma in compenso vi si gode uno spettacolo che ha indubitabilmente il suo pregio. Qualche minuto prima dell’Avemmaria un gran numero di donne si raccoglie sulla sponda del fiume ai piedi della banchina che è alquanto alta. Nessun uomo ardirebbe mescolarsi con tale compagnia.
Non appena suona l’Avemmaria si suppone che sia notte. All’ultimo tocco di campana tutte le donne si spogliano ed entrano nell’acqua. Allora sono gridi, risate, un baccano infernale. Dall’alto della banchina gli uomini contemplano le bagnanti, spalancano tanto d’occhi e non vedono gran che. Tuttavia queste forme bianche e fluttuanti che si disegnano sull’azzurro cupo del fiume, mettono in moto gli spiriti poetici, e con un po’ di fantasia non è difficile immaginarsi Diana e le sue ninfe al bagno, senza aver da temere la sorte di Atteone*. M’hanno raccontato che un giorno alcuni ragazzacci fecero la colletta per ungere le ruote al campanaro della cattedrale e fargli suonare l’Avemmaria venti minuti prima dell’ora regolamentare. Benchè fosse ancora pieno giorno le ninfe del Guadalquivir non esitarono e, fidandosi più dell’Avemmaria che del sole, si misero con serenità di coscienza nella loro abituale toilette da bagno, che è delle più semplici. Io non c’ero. Ai miei tempi il campanaro era incorruttibile, il crepuscolo poco chiaro, e soltanto un gatto avrebbe potuto distinguere la più vecchia venditrice d’arance dalla più graziosa sartina di Cordova.
*Personaggio della mitologia greca. Mentre cacciava vide per caso Diana e le sue Ninfe bagnarsi in una fonte e se ne vantò con gli amici. Indignata, la dea lo tramutò in cervo e gli aizzò contro la sua muta di cinquanta cani che lo dilaniarono.
Da “Carmen”, Prosper Mérimée.

Che poi, se ci fosse abbastanza luce, magari non sarebbe così bello.
Anche la sartina, guarda, non è la stessa che era un anno fa.
Quel corpo che al buio sembra inappuntabile, lo si vede ballare come un budino, con la pelle male attaccata alle ossa.
Meglio così, meglio l’idea.
Credere di voler vedere.
Lo dice anche lui, nessun uomo ardirebbe mescolarsi con tale compagnia.
Salva la sacralità del momento, per tutti gli uomini che stanno lì a illudersi di voler guardare.
Però è importante credere che qualcuno abbia passato la linea, e che sia stato bellissimo.
…certo che ste ninfe del Guadalquivir so proprio delle zoccole!