Varco la soglia e cammino lento. Il vento soffia irrequieto e con un po’ di attenzione riesco a cogliere il rumore dei miei passi e il lieve scricchiolio delle foglie gialle rinsecchite sotto le mie suole.
Non c’è nessuno.
Mi guardo un po’ intorno e attendo di trovare da un momento all’altro la statua della libertà semisotterrata stile Ken il Guerriero.
Pezzi di carta corrono veloci sul pavimento come barche in un torrente fino a quando non si innalzano e si incastrano nei rami di qualche albero.
In un piccolo spiazzo d’erba, sdraiato supino, c’è un ragazzo. Non si muove.
Ma io proseguo.
Sento un rumore. Qualcosa si è mosso, ne sono certo. Qualcuno, sta salendo dei gradini sulla mia destra.
È un grosso cane.
Appena mi vede comincia a scodinzolare e mi si avvicina.
“ … e il tuo padrone dov’è?”
Penso al ragazzo sdraiato. Guardo negli occhi il cagnone e gli accarezzo il muso.
Camminiamo insieme un pochino, ed io mi sento un po’ Will Smith in Io sono Leggenda.
Passiamo sotto ad un arco tra due palazzi. Una finestrella cigola ed intravedo il viso di una vecchia donna.
Come nei paesini, la vecchia si appresta ad abbassare la serranda prima che io possa dirle qualunque cosa.
Finalmente arrivo davanti all’edificio in cui devo entrare.
Guardo quello che per qualche minuto è stato mio amico.
“Ho paura che il nostro breve viaggio finisca qui. È questa la mia destinazione”.
Lo accarezzo ancora e comincio a salire le lunghe scale.
Entro nell’enorme palazzo.
Deserto.
Cammino veloce, non voglio rimanere qui più tempo del necessario.
Il documento che cerco, si trova, forse, tre piani più sopra.
Mi assale una sensazione di ansia. Dopo svariate ricerche telematiche, in attesa di una qualche minima risposta, anche di un solo cenno, mi sono trovato costretto ad andare a cercare di persona ciò di cui ho bisogno.
Inchiodati ai muri, in maniera disordinata e del tutto casuale ci sono vecchi fogli di giornale, date, orari. Scritte confuse.
Salgo velocemente al primo piano. Mi aspetto di trovare qualcuno, ma niente. Solo brandelli di manifesti rivoluzionari.
Non mi soffermo.
Salgo ancora. Secondo piano.
Dopo qualche passo sento del bagnato.
È una vecchia macchinetta del caffè. Perde acqua.
La mia ansia cresce sempre di più, così come il bisogno di avere risposte.
Voglio andarmene di qui il prima possibile.
Salgo ancora.
Sono vicino alla soluzione. Sono vicino all’avere sotto gli occhi quel documento.
Ci sono esattamente due posti dove so di poterlo trovare.
Corro verso una finestra, lì vicino, appeso, potrebbe esserci il foglio che cerco. Niente.
La prima certezza è andata.
Comincio a vagare con lo sguardo ovunque, non lo trovo.
Allora corro, con il cuore in gola.
C’è un piccolo corridoio, stretto. Ricordo quando c’era tanta gente, ricordo le risate, ricordo la vita. Era bello. Sento che mi si stringe lo stomaco.
Alla fine del corridoio, giro a destra. C’è un neon che emette una luce intermittente, come nei migliori film horror.
Sono arrivato, ci sono. Se è il momento delle risposte, l’unico posto è questo.
Guardo il muro sporco. Indago con lo sguardo. Scruto ancora. Niente. Ancora. Niente.
Dannazione.
Cazzo.
L’ennesimo buco nell’acqua. Ancora nulla di nuovo.
Sconsolato, abbandono la bacheca della professoressa, ed esco dall’angusto corridoio dell’ex dipartimento di Italianistica e Spettacolo senza sapere il risultato dell’esame.
Scendo velocemente tre piani di scale, e arrivo al piano terra della facoltà di Lettere e Filosofia.
Passo vicino al gabbiotto vuoto ed esco.
Cammino a grandi passi sotto l’arco del Rettorato e costeggio il cortile interno. Noto che sul praticello il ragazzo si è svegliato e accarezza il suo bel cane lupo.
Stanco di entrare qui e non trovare mai quello che cerco, abbandono mestamente la Sapienza, concedendomi la mia meritata pausa natalizia.

XD La sapienza come un’arena da videogioco sparatutto.
Alla fine ho capito cos’era quel senso di familiarità leggendo il testo.
Goditi le vacanze guerriero!