C’è una vecchia bottiglia trasparente.
C’è una busta con tante candele colorate.
C’è il fuoco.
C’è qualcuno che solo quel giorno si è sentito artista. Qualcuno che oggi vaffanculo, mi sono rotto e creo un’opera d’arte.
Ci sono dei giovani, finti borghesi, che affascinati osservano l’opera lasciata in costruzione dal neo artista.
L’opera si costruisce da sola, con il tempo.
La candela in cima alla bottiglia squagliandosi versa cera su di essa, lasciando il segno fino a quando non si consuma. E così quella dopo, e quella dopo ancora.
Più va avanti e più la bottiglia non si distingue più. Più la bottiglia è ricoperta di cera di tanti colori diversi, più la bottiglia smette di essere una bottiglia e diventa l’espressione di un momento d’arte casuale.
Sotto la bottiglia un piatto di porcellana, che raccoglie i pezzi di cera che non riescono ad attaccarsi, che non lasciano il segno sul percorso trasparente.
E poi ci sono quei giovani che stanno lì, con stupore a guardare la cera calda accarezzare il collo della bottiglia, e poi il ventre, in questo improbabile eppur affascinante amplesso. La cera copre distanze sempre diverse, scava percorsi nuovi o si adagia su strade vecchie, spesso si spinge al limite della caduta, eppure non cade, si ferma prima.
Poi i ragazzi smettono di essere spettatori assorti ma decidono, ognuno, di prendere un accendino e influenzare la caduta della cera. Dove più dove meno, dove niente, dove tanto. La personalizzano, la rendono propria.
Piano piano anche il piatto sotto la bottiglia comincia a diventare parte dell’opera d’arte, perché in fondo chissà dove finisce l’arte e dove comincia la realtà. Chissà cosa fa effettivamente parte del dietro le quinte. Forse sono opera gli spettatori, che con lo sguardo personalizzano il risultato. Forse è vera arte ciò che muta e si modella, questa cera colorata che si lascia influenzare nei suoi percorsi. Forse l’arte è la bottiglia trasparente, che servirebbe per contenere, e invece si lascia ridisegnare, ricolorare, riutilizzare in un modo che non era stato previsto. Forse il piatto, che è la base solida che permette la stabilità del tutto e che raccoglie tutti gli errori di percorso.
E forse però la vera opera d’arte è quel fuoco, quella fiamma che non cessa di bruciare.

Magari è la cera. La cera che ci guarda, e decide come stregare i nostri occhi, come guidare le nostre mani e come, finalmente, arrivare dove vuole, decidere di fermare se stessa sul ciglio della caduta, alla faccia del discobolo, che è arrivato solo a metà movimento.Magari è la colla vinilica
L\’arte è il fatto che qualcuno era lì a osservarla?L\’opera va avanti, se nessuno la guarda, ma diventa arte solo quando, dopo tanto tempo, arriva il finto borghese e la guarda con occhi predisposti.Ma per farla, c\’è voluto tempo.Sarà forse il tempo?PS: In ogni caso non è la porcellana, cito: "ODIO LA PORCELLANA"
Diego..!Il mio cellulare è andato, tu non ti connetti, quindi ti faccio gli auguriqui! Buon onomastico =D
Ehi! Si tratta forse di contagio?Di quando in quando passo di qui, pensando magari non di trovare la verità assoluta, ma almeno di sentir vibrare le ossa, come se sentissi da dentro che almeno di striscio c\’è UNA verità in questi interventi.Io intanto vado avanti con lo sciopero, tu salvati